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Ieri, dopo aver a lungo tentato, siamo riusciti ad incontrarci con due fratelli africani che abitano al piano di sopra della Struttura, in quello che viene considerato un Centro di prima accoglienza per minori non accompagnati di cui non ricordo, forse volutamente, l'acronimo e che serve ad orientare chi viene pensando di trovare il paese delle meraviglie alla realtà di un paese in cui la diffidenza, la paura  e la disinformazione regnano beatamente con buona pace di chi si sbraccia cercando di tappare le falle del sistema ora col dito indice della morale, ora col pollice verso del giudice. Eppure, senza scomodare la storia universale dell'uomo che è storia di migrazioni, l'Italia è stata ed è paese di emigranti, per le medesime ragioni di tutti gli uomini in cerca di migliori condizioni di vita, ma chissà perchè lo dimentichiamo, allontaniamo da noi qualcosa che richiama vissuti dolorosi e con ciò perdiamo la capacità empatica di comprendere l'altro attraverso le emozioni. Capita spesso di sentir parlare di qualità della vita come ultima frontiera del progresso. Come non vedere che quella frontiera è un muro sempre più alto dietro il quale ci illudiamo (perchè ci lasciamo illudere) di preservare i nostri privilegi di predatori famelici e ingordi? Come credere che sia progresso affamare, sfruttare ed uccidere i propri simili? Io lo chiamerei più brutalmente egoismo, neanche regresso, perchè neanche l'uomo allo stato di natura è mai stato così e non lo è in tante altre culture che di proposito vengono considerate con accezioni negative e dispregiative "primitive". E' bene ricordare che l'uomo può scegliere su cosa basare la propria esistenza e scegliere di considerare giusto associare la libertà di scelta alla forza, alla prevaricazione, fisica o intellettuale, è a mio modestissimo avviso, sbagliato sempre e comunque. Fatto sta, che questo viene spacciato come LA CONDIZIONE UMANA, unica e immodificabile nella sua fallacia, tant'è che lasciamo alla dimensione sovranaturale l'onere di riportare un equilibrio che noi, poveri umani, non potremmo mai raggiungere proprio per via della nostra stessa imperfezione, il che mi sembra un ottimo alibi per pulirsi la coscienza. Tutto questo lo possiamo leggere negli occhi di chi quotidianamente ci chiede conto di queste ingiustizie, ma quegli occhi non sono solo quelli dei cosìdetti migranti, sono gli occhi di tutti quelli che soffrono e nei quali possiamo, se lo vogliamo rispecchiarci tutti noi uomini e donne del mondo. Alle volte questi occhi sono rivolti in basso per timore, altre sono dritti davanti ai nostri in senso di sfida, ma comunque hanno tanto da dire.

Ascoltarci  guardandoci negli occhi, non può che smuovere in noi emozioni forti e non può non farci interrogare sul perchè.

Molti tedeschi nati lontano dal periodo nazista sentono ancora il peso della macchia dell'olocausto e noi "occidentali", sentiamo il peso della macchia del colonialismo?

Per ora partirei da quì. Io, come tanti e poco importa se siamo maggioranza o meno, voglio conoscere, ma lo voglio fare partendo dalla relazione diretta, ci sono molti libri da leggere, molte informazioni che vengono messe in circolazione, ma non mi basta, sento il desiderio di farmi una mia idea e quindi chiedo a loro, almeno a quelli che mi trovo davantimogni giorno e sto anche ben attento a non offenderne le storie almeno quanto io pretendo non venga offesa la mia, senza arroganza ne pregiudizio: uguale!

Oggi, anzi ieri, ho iniziato a capire attraverso il racconto del vissuto della spiritualità del Ramadan di due ragazzi di cui non riesco ancora a ricordare il nome (ma di cui ricordo molto bene lo sguardo) e me ne rammarico perchè ancora non sono abituato a pronunciarli, che cosa ci può accomunare, ma è solo l'inizio.

                                                                                                                                                                                                                                                   Davide