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Era l’aprile   del 2002 e sono passati ormai  dieci anni,  il giorno in cui  mi trovavo  a passeggiare con Don Alberto Bindi nei locali del Centro Diurno  i cui   lavori di ristrutturazione volgevano al termine. Il nuovo volto, di quello che per oltre quarant’anni era stato il Seminario di Don Orione di Selargius, ci riempiva di orgoglio ripensando alle difficoltà e …….ai debiti ma con la certezza di aver preparato il terreno per far fiorire un nuovo giardino di opere di carità. L’entusiasmo che ci sosteneva faceva passare in secondo piano le riunioni interminabili e le accese discussioni che caratterizzavano gli incontri d’èquipe per mettere appunto programmi  e richieste burocratiche. Ci vollero alcuni mesi per ottenere le autorizzazioni e i riconoscimenti istituzionali e mentre si pensava di fissare un giorno solenne per inaugurare il Centro si prendevano i primi contatti per la selezione degli operatori. Fu grande  festa quando S.E. Mons. Alberti  e il Direttore Provinciale Don Gianni Castignoli tagliarono  il nastro inaugurale insieme  ai religiosi della Comunità orionina,  Don Dario , Don Alberto, Don Mario, l’allora chierico Lorenzo, le autorità civili di Selargius e della  Regione Sarda, il Direttore Generale della ASL di Cagliari Dr. E.L Aste e tanti cittadini di Selargius. Per giorni si sentì  nell’aria il clima festoso dell’avvenimento; si organizzò un corso di formazione per operatori e volontari e  si  cominciava  a fare il conto alla rovescia  per l’inizio delle attività. L’attesa si faceva spasmodica ma poiché i nostri tempi non sono quelli della Provvidenza passarono diversi  mesi prima che  Desolina e  Lucia  potessero venire  accolte nel Centro Diurno. Quale giorno più indicato se non l’otto di marzo, festa della donna,  per iniziare il nostro servizio con le prime due ospiti! Da quel momento il Centro è diventato per molte famiglie una nuova casa dove far soggiornare per alcune ore della giornata i loro familiari che per una malattia devastante necessitano di “cure speciali”.“La porta del Piccolo Cottolengo non domanderà a chi entra se abbia un nome, una patria, una religione, ma soltanto se abbia un dolore” (Lettere II, 223) e noi nell’aprire quella porta cerchiamo di creare per gli ospiti un ambiente familiare, accogliente, ricco di stimoli per potenziare  risorse che ciascuno porta ancora con sé. Quanti volti, quante storie, quanti avvenimenti  tornano alla mente ripercorrendo i primi otto anni di vita. Certamente è una storia appena incominciata e non vogliamo fare bilanci trionfalistici  ma abbiamo la certezza che il solco tracciato con professionalità, generosità, e carità cristiana diventa produttivo ogni giorno di più. Portare attraverso la carità ai poveri, agli ultimi, Gesù Cristo a tutto il popolo,  rappresenta la mission della nostra azione.  Il Centro per molti  ha un significato di   punto di riferimento, di  luogo di arrivo, di ancora di “salvezza” per i propri dolori, ma noi vorremmo che diventasse punto di partenza per nuove azioni di carità, punto da cui ripartire riscoprendo  le proprie  risorse, un souvenir da  mostrare e vivere ciascuno nella sua  realtà così da replicare  lontano dal “centro” il giardino della carità.     Felice Salis