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In occasione dell’anniversario della nostra Struttura, l’8 marzo, abbiamo vissuto un interessante e credo sinceramente formativo momento d’incontro con tre classi della scuola elementare di via Rossini, adiacente la nostra Struttura.

Da quell’esperienza sono emerse molte riflessioni ed anche delle testimonianze molto istruttive anche per noi cosiddetti professionisti del sociale. Quella di cui intendo parlare è relativa proprio all’incontro tra bambini e “malati” che credo di poter sintetizzare come incontro con l’”altro da se”, inteso in senso antropologico culturale come incontro di diversità nelle quali comunque è possibile riconoscersi nei tratti di umanità.

Dagli scritti e dai disegni, ( vedi galleria fotografica)emerge la “sorpresa” dei bambini nel vedere che anche in un luogo frequentato da individui con determinate difficoltà e/o problemi legati alla salute fisica e mentale, c’è vitalità e possibilità di stare assieme e divertirsi pure. Ciò la dice lunga sui pregiudizi che permangono nella società attuale, apparentemente progredita, ma in realtà sempre più legata ad una concezione strumentale ed utilitaristica dell’uomo e dei suoi rapporti nella società dei consumi. La percezione che esistano dei luoghi deputati al transito finale verso la morte, come una sorta di “sfasciacarrozze” dell’umanità, percepita ormai inutile perché improduttiva (apparentemente…), è diffusa in molte persone ed è il motivo per cui sentiamo l’esigenza ed il dovere di smontare una visione così riduttiva della vita. Noi rifiutiamo il ruolo di “specialisti” delle sofferenze umane, fisiche, psichiche o sociali che siano, non vogliamo essere considerati individui “speciali”, per professionalità, capacità di sopportazione e quant’altro, vogliamo mostrare un modo di concepire l’uomo nella sua totalità, nella sua forza e nella sua debolezza, nella sua capacità creativa e in quella distruttiva, vogliamo mostrare che al di là delle situazioni  in cui servono specifici interventi, ognuno di noi può e dovrebbe sentirsi coinvolto e solidale con l’altro, dato che percorriamo un cammino comune.

Come sempre dall’incontro con i bambini, che rappresentano il futuro della nostra specie, nascono tante riflessioni e altrettante idee per garantire, attraverso loro all’umanità, un avvenire migliore. A tal riguardo, trovo molto interessanti ed appropriati all’argomento e quindi sento di condividerli, gli scritti di Edgar Morin, in particolare l’ultimo intitolato La Via, di cui troverete la recensione nel link: http://www.venezia2012.it/archives/6414 , nei quali si affrontano i problemi legati alla globalizzazione oltre ai  vari aspetti e quesiti posti dalla mondializzazione, nonché le proposte dell’autore circa una possibile via per l’avvenire dell’umanità che indubbiamente si trova ad un bivio epocale che impone una scelta. La possibilità che in questo momento ha l’uomo di mostrare quanto di buono c’è in lui , rende il momento che viviamo fortemente stimolante e ciò dovrebbe imprimere maggior vigore alle nostre azioni dando loro un carattere altamente “rivoluzionario”.

Buena vida

Selargius, 06/06/2012                                                                                             Davide Podda