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“Il nuovo è possibile OGGI, se ad esso ci appassioniamo”

Quando il direttore, nonché amico, Felice Salis mi ha chiesto due righe per la festa degli otto anni dall’apertura del Centro diurno me ne sono subito dimenticato perché, oltre ad essere allergico allo scrivere in quanto più portato al pratico, ero sicuro che la storia recente poteva essere ben raccontata da tante persone presenti perché ancora operanti e euforicamente contagiate da quella che, andando a rivedere il mio diario di quei tempi, ho chiamato una fantastica avventura.

Tutto certo è iniziato dal Cuore di Dio che ha pensato la felicità per ciascuno di noi ma anche dalla visita della reliquia del cuore di don Orione in visita a Selargius nel maggio del 2000. Già Selargius mi era entrata nel cuore da quando vi arrivai all’inizio del mio tirocinio: la Sardegna merita di più. Lo avevano fatto i nostri primi sacerdoti arrivando in questa aia polverosa nel 1951: noi continueremo. Subito una matassa di fili invisibili iniziò a dipanarsi e tessere il proprio disegno. Collaboratori, famosi o comuni, conosciuti o sbucati all’improvviso, idee pensate per anni e poi realizzate in breve tempo, problemi economici, istituzionali, legali e quant’altro che si sciolgono come neve al sole, sono quei fili che iniziano e legarsi insieme e a riempire le tante giornate che ci hanno portato a quel famoso 8 marzo del 2004. Ancora oggi fa tenerezza ripensare ai primi quattro ospiti che varcarono quella soglia girando attorno al grande stemma di don Orione per non calpestarlo (effetto ottico: sembrava loro bagnato!). cosa vi trovarono: una famiglia, e quasi tutti si affezionarono all’ambiente e agli operatori. Lavoro e preghiera, attività e fraternità, dedizione e soluzioni sempre nuove hanno formato il Centro partito dal nulla. L’espressione più concreta di tutto ciò non poteva che essere un giardino con piante e fontane: tante persone diverse come i fiori e soluzioni appropriate per la sete dei bisogni delle famiglie. La comunità collaborò con una splendida e partecipata festa, qualche sponsor si aggiunse e la prima pianta seminata con un po’ di trepidazione mise forti radici. Nell’agosto 2005 ero in pellegrinaggio ad un santuario e affidai tutto alla Madonna (ormai ero in partenza): “pensaci tu!” le dissi. Devo dire che, pur seguendo da lontano l’andamento della casa, ho sempre lasciato che le cose avessero il proprio corso. Non ho mai avuto dubbio che il centro fosse opera di Qualcuno più grande di noi e che nulla potesse “affondarla”. Oggi, a otto anni di distanza, posso dire: avevo ragione.

Arrivederci al decennale, allora, e… oltre!                                                    Don Alberto