News

LUOGHI SOSPESI

 

 La cronaca delle ultime settimane, sta sfornando il peggior campionario di brutalità del comportamento umano e questo preoccupa, giustamente, tante persone che si rivolgono ai Servizi di accoglienza e cura. Da qui alla psicosi però ci sono i media a fare la loro parte e si sa, in un mondo che viene nutrito quasi esclusivamente da paura e diffidenza, ci vanno a nozze, con l'encomiabile principio dell'informazione, termine che nasconde anche molte insidie e in primo luogo quella della banalizzazione e della superficialità.

Nell'era dell'informatica spinta, dell'accesso di massa alle fonti d'informazione (va saputa cercare e comprendere l'informazione) ma anche della “velocità”, mi viene in mente il manifesto modernista del Futurismo, masse di persone affamate di tempo, decidono di saltare alcuni passaggi necessari per farsi una idea degna della complessità dell'attuale vivere e si lasciano condurre verso conclusioni semplicistiche e facili tutto sommato da gestire. Il senso critico non serve, viene fornito direttamente dai tuttologi o dagli “esperti” assoldati per la bisogna. Il ragionamento è semplificato al massimo: giusto/sbagliato, buono/cattivo bianco/nero e via discorrendo, nel mezzo qualche “zuccherino” per non rattristare troppo o far mandar giù l'amara medicina di una società “cattiva” e pericolosa. Quante volte a scuola o in casa veniva sconsigliato l'uso delle sintesi nello studio, quante volte si ricordava che servivano solo come promemoria per un successivo approfondimento, necessario per poter dire di sapere e capire. Storia passata!

I nostri vecchi, i nostri genitori, quelli che ci esortavano a non cercare facili scappatoie, a farci una idea nostra delle cose, a non trarre facili conclusioni per non cadere in trappola, vittime dei furbacchioni, dei più scaltri, dei raggiri, delle manipolazioni, ora vivono affacciati alla televisione. Citando uno slogan che considerava una tv con l'appellativo di mamma; (che brutta cosa avere per mamma un elettrodomestico a meno di non essere un robot), queste persone ripeto, vedono il mondo solo attraverso i canali tv (molti canali non significano molta scelta ne tanto meno varie angolazioni di veduta). Molti giovani fanno altrettanto del resto.

Diversi amici, conoscenti o familiari mi chiedono come sia possibile che succedano certe cose, mi parlano di predisposizione, di pazienza, di amore riferendosi a auspicabili prerequisiti per stare con persone che soffrono o hanno degli handicap, ma nessuno o pochissimi sanno di cosa si parla veramente, vedono solo un fatto, un accadimento, prendono ovviamente subito le parti del vulnerabile, del debole, della vittima e questo è normale umanità. Ma non serve a risolvere le cause. Quanti conoscono il significato di Istituzioni totali (Asylums, Le istituzioni totali: i meccanismi dell'esclusione e della violenza di Erving Goffman) o le considerazioni di Foucault in Sorvegliare e punire, o ancora Il Panopticom di Jeremy Bentham, le riflessioni di Cesare Beccaria in Dei delitti e delle pene o i vari scritti di Franco Basaglia e Franca Ongaro per citarne alcuni, sull'Istituzione manicomiale e sugli effetti anche su chi ci lavora, tutti luoghi, microcosmi, che vivono di vita propria e dei quali ci si occupa solo quando emergono i fatti delittuosi (neanche tutti) e anche li, con le debite “differenze” se la vittima è un carcerato, una persona in custodia, se è extracomunitario, tossico, matto, se è un poliziotto penitenziario, un rappresentante delle forze dell'ordine, un medico o un infermiere, un sacerdote, un ricco o nessuno, un genitore o un figlio, una moglie, una fidanzata o un vecchio solo. Chi conosce veramente perché ha letto uno dei recenti studi/rapporto, lo stato delle carceri nostrane (ma vale per tutto il mondo, più o meno, che si dichiara civilizzato) o quello sulla Sanità, o sullo stato sociale, o sulla scuola, ecc. Insomma c'è di che scrivere e ne hanno scritto tanto, l'ennesimo manuale di sociologia. Questo per dire cosa? Forse che sarebbe meglio e doveroso soffermarsi sulle condizioni che portano o possono portare agli episodi che tanto, giustamente ma non efficacemente, colpiscono le persone che altrimenti passano indifferenti difronte a delitti perpetrati quotidianamente in ogni ambito, in ogni luogo in cui si costringono persone a vivere un costante disagio portato, acquisito o generato (al quale pochi si ribellano così come pochi si ribellano alla società che non gli piace) che certo, se sfocia in un suicidio finisce per essere catalogato come l'ennesimo episodio depressivo, ma se rivolto contro altri innocenti allora è colpa della cattiveria o della follia. Troppo facile!

L'indifferenza e l'ignavia sono reati contro l'umanità.

Si dice: la gente vuole sicurezza. Sicurezza di cosa e da cosa? Forse sono sicure le mura domestiche, le mura di una caserma, di un carcere, di una scuola, di una palestra, di un oratorio, di una Comunità, un Centro di accoglienza e identificazione per migranti? Le mura sono solo garanzia di contenimento, di gabbia, di trappola e non solo quelle in cemento armato o acciaio, ma soprattutto quelle mentali, servono a chiudersi dentro, assieme alle paure che si vorrebbe restassero fuori. I muri uccidono!

Andate curiosi e sereni, vivete in questi luoghi così “misteriosi”, conoscete chi ci sta dentro, portatelo fuori con voi, cercate una alternativa alla loro stessa esistenza muraria se questa vi sembra disumana come spesso è, pensate ad una società diversa, magari migliore (perché è possibile una società diversa). L'ondata di inevitabili e prevedibili controlli, di “giri di vite” non servirà a niente, avrà forse l'effetto di un bicchiere d'acqua e zucchero per placare una nausea esistenziale infinita.

                                                                                                                                                                                                                                                      Davide