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La famiglia della nostra ospite Lucia, in segno di gratitudine per la cura è la gentilezza che il Centro ha sempre avuto nei suoi confronti, ha scelto di celebrare la S. Messa in suo ricordo proprio qui in struttura.

Per l'occasione vogliamo riproporre un intervista fatta a Lucia dal nostro operatore Davide e pubblicata nel bollettino del Centro del maggio 2005:

Mi chiamo Lucia, sono una delle veterane del Centro Diurno e ne conosco ogni meandro ma il posto che mi è più familiare è il divano: lo conosco come le mie tasche vuote. Qualcuno mi ha paragonato alla lumaca che faceva la domestica alla Fata Turchina di Pinocchio, forse per il mio incedere a piccoli passi leggermente curva sulla schiena e con lo sguardo stanco ma guardingo. Non mi lascio sfuggire niente e sessuno, ho una fame atavica e perenne, digerisco anche i chiodi e se c'è da muovere le mascelle non mi tiro indietro mai.

Alle persone del Centro sono molto attaccata, la prima che mi capita a tiro la punto e la accalappio con la mia presa micidiale, poi la prendo sottobraccio e non la mollo fino a quando non mi ha portato a destinazione: ma dove non so. Da una cosa non mi separo mai: anche se dovessero amputarmi un braccio, non mollerei mai la mia borsetta, "sa bussa" come amo chiamarla, dove ho tutti i miei averi cioè nulla.

Il mio vocabolario è tascabile, le parole che amo di più sono: "mi ollu croccai", "faimì arrimai", "candu si pappara?" e "deppu andai a su gabinettu!". Conosco tutte le persone del centro si chiamano tutte Liliana.

Detto questo mi congedo da voi amatissimi lettori con un monito: "Guai se lasciate ogni speranza voi che entrate". A si biri Mellusu