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Fuori è freddo e l’inverno ci costringe a stringerci nei nostri cappotti di lana.

Con difficoltà ogni mattina li cediamo alle "signorine"  che con parole convincenti ci invitano nostro malgrado a toglierlo e questo rito di benvenuto apre la nostra giornata al Centro.

Nonostante il freddo il desiderio di uscire e di riprendere i contatti con il nostro territorio incalza e il clima festoso ci rende ancora più desiderosi di aprirci, per arricchirci di quell’esperienza che l’incontro con l’altro permette.
 
E’ presto, ma la giornata si annuncia bella, un po’ come a sostenere questa nostra uscita dopo una precedente giornata di pioggia che scoraggiava alquanto.
 
Arriviamo in Fiera puntuali e il primo pensiero è quello di incontrare gli artigiani per osservare gli oggetti di loro creazione appartenenti alla cultura tradizionale sarda, a noi tanto cari perché ci aiutano a riattivare la memoria dei ricordi.
 
Nel primo padiglione incontriamo l’artigiano del sughero che in estemporanea realizza davanti ai nostri occhi un bel vassoio da portata.
 
Continuando il percorso incontriamo l’artigiana di Sinnai che realizza i famosi cestini in strexiu’e fenu apprezzati ovunque.
 
Ci colpisce l’età, notiamo infatti che è molto giovane, in poche parole ci racconta che ha saputo fare della sua passione la sua professione.
 
Qualcuna di noi affascinata dalla bellezza di questi cestini si azzarda a chiedere il prezzo, ma scoraggiata dalla risposta cambia subito argomento.
 
A conclusione incontriamo l’artigiana del pane, donna energica e piena di inventiva. Subito ci disponiamo in semicerchio di fronte a lei per osservare meglio la creazione del pane festivo.
Con lei si crea subito una bella conversazione che ci invita a ricordare la nostra esperienza legata alla lavorazione del pane, con orgoglio facciamo a gara per chi di noi si svegliava prima per aiutare le nostre mamme a fare l’impasto a spongiai.
Si fa tardi e con nostro dispiacere salutiamo l’artigiana con la promessa di rivederci presto, magari da noi.
 
Rientriamo al Centro felici per i nostri acquisti e già assaporiamo il momento in cui racconteremo l’uscita ai nostri figli, con quell’entusiasmo aggiunto di chi certamente non ha fatto nulla di straordinario, ma consapevoli che a volte la straordinarietà sta proprio in questo, in ciò che è normale!
 
 
                                                                                                                                    Silvia